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Nel primo semestre del 2026 il Comune di Milano ha rilasciato 414 autorizzazioni per riprese foto e video nel centro storico, nei parchi e negli edifici comunali. Il dato, diffuso a metà agosto, colloca la città su un ritmo superiore a quello degli ultimi tre anni, quando le pratiche annuali si erano attestate tra 536 e 562. Una parte consistente delle richieste, 184, è legata ai Giochi di Milano-Cortina. Il resto racconta un’attività ordinaria e continua, fatta soprattutto di spot e servizi fotografici. Le autorizzazioni non registrano però una distinzione che pesa parecchio, quella tra girare in città e produrre in studio.
Il centro storico resta la location più richiesta
Delle 414 pratiche, 230 non hanno alcun legame con l’appuntamento olimpico. In questa quota rientrano 121 servizi fotografici, 88 produzioni video e 21 riprese cinematografiche, con lo spot pubblicitario come finalità più ricorrente. È il profilo di una città usata soprattutto come sfondo riconoscibile, più che come base produttiva.
Le location si concentrano dove ci si aspetta: piazza Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele II, piazza della Scala, l’Arco della Pace, il Parco Sempione, il Castello Sforzesco, il Quadrilatero della moda e Brera, con qualche incursione in zone meno battute come il Parco Lambro. La settimana del design è ormai un capitolo a sé, al punto che nel 2026 è diventata essa stessa materia di racconto con Lost and Roll, il documentario di Gianluca Vassallo girato tra i padiglioni del Salone e le strade della città.
Un ritmo più alto rispetto agli ultimi tre anni
Nel 2025 le autorizzazioni complessive erano state 562, nel 2024 560, nel 2023 536. Con 414 pratiche archiviate in sei mesi, il 2026 viaggia su un passo che, se confermato nella seconda parte dell’anno, supererebbe tutte e tre le annate precedenti.
Il confronto va letto con cautela, perché la spinta olimpica gonfia il primo semestre e difficilmente si ripeterà da qui a dicembre. Resta il fatto che, tolti i Giochi, le 230 richieste ordinarie collocano comunque la città su livelli in linea con la sua media storica.
Il 75% delle case di produzione lombarde ha sede in città
Il permesso di ripresa misura una cosa sola, cioè quante troupe scendono in strada. L’industria che sta dietro si conta in modo diverso. Secondo i dati diffusi a fine luglio, in Lombardia operano circa 2.000 imprese dell’audiovisivo, per un fatturato vicino ai 6 miliardi di euro e 20.000 addetti, e il 75% delle case di produzione regionali ha sede a Milano.
Sul piano nazionale la Lombardia pesa per il 20,6% delle imprese e il 32,9% del valore della produzione audiovisiva, seconda dietro il Lazio, che si attesta al 41,3% e al 54,5%. Milano è quindi il secondo polo produttivo del Paese, e resta uno dei principali centri europei per pubblicità, post-produzione e multimediale secondo la stessa Lombardia Film Commission.
Gli studi che non spengono mai le luci
Esiste però un segmento della produzione televisiva che in queste statistiche non entra, perché non gira in esterna e non chiede permessi comunali. Sono gli studi dei game show trasmessi senza interruzione, ventiquattro ore al giorno, per un pubblico che si collega da casa. Il principale operatore del settore, la svedese Evolution, gestisce oltre duemila tavoli in diretta concentrati in tre hub: Riga, Malta e Tbilisi. Dallo studio maltese, dal settembre 2024, esce anche l’edizione italiana di Crazy Time, il game show con la ruota che l’azienda presenta come il proprio titolo live di maggior successo, con presentatori madrelingua.
In questo contesto la parola “diretta” ha un significato tecnico preciso. La ruota è fisica e viene girata a mano dal presentatore, mentre i moltiplicatori assegnati a inizio round dipendono da un generatore di numeri casuali: due componenti separate, entrambe certificate prima della messa in onda da un organismo di verifica indipendente, come prevedono le regole tecniche ADM aggiornate dal D.Lgs. 41/2024. Su questa architettura poggia anche la differenza tra la versione internazionale e quella italiana, perché i siti con le live di crazy time in italiano trasmettono lo stesso tavolo certificato con un host madrelingua, non un prodotto diverso.
Perché quelle regie non si sono insediate in Italia
La geografia di questi studi risponde a criteri diversi da quelli di una fiction o di un varietà. Una produzione in diretta permanente non ha bisogno di trovarsi nel mercato che serve: le bastano un collegamento stabile, turni coperti sull’intera giornata e presentatori che parlino la lingua del pubblico. L’elenco delle sedi produttive di Evolution comprende Armenia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Georgia, Lettonia, Lituania, Malta, Romania e Spagna, oltre a Stati Uniti, Canada, Filippine e America Latina. L’Italia non compare.
Il vincolo, per il mercato italiano, non riguarda il luogo della produzione ma la filiera autorizzativa. ADM pubblica l’elenco dei concessionari abilitati al gioco a distanza e assegna a ciascuno un numero identificativo, che gli operatori sono tenuti a riportare sul proprio sito. Il segnale può partire da Malta, la responsabilità verso il giocatore resta italiana.
Al Portello il cantiere del nuovo polo Rai
Sul fronte degli studi tradizionali Milano ha avviato l’intervento più consistente dai tempi del centro di via Mecenate, inaugurato nel 2007. Il 27 gennaio 2026 è stata posata la prima pietra del nuovo centro di produzione Rai al Portello, nell’area tra via Gattamelata e via Colleoni, un’operazione da circa 100 milioni di euro promossa da Fondazione Fiera Milano.
Il progetto, firmato dallo studio Lombardini22, prevede 65.000 metri quadrati complessivi, 15.000 dei quali destinati a uffici, e dieci sale di ripresa comprese tra i 290 e i 1.500 metri quadrati. L’obiettivo è riunire in una sola sede le attività oggi divise tra corso Sempione e via Mecenate, con completamento previsto nel 2029.
Il set e lo studio non misurano la stessa industria
Le 414 autorizzazioni fotografano la capacità di Milano di attrarre troupe in esterna. Il cantiere del Portello misura tutt’altro, cioè la disponibilità di volumi coperti, altezze utili e impianti per produrre contenuti in modo continuativo. Sono due mercati che si toccano poco e che rispondono a committenti diversi.
La distanza si vede bene proprio nel confronto con le regie della diretta permanente, dove il valore non sta nella riconoscibilità della location ma nella ridondanza tecnica e nella copertura oraria. Una piazza famosa non serve a niente se il format deve andare in onda anche alle quattro del mattino.
Cosa può cambiare nei prossimi tre anni
Il secondo semestre del 2026 dirà quanta parte della crescita milanese dipenda dai Giochi. Senza l’effetto olimpico il confronto con il 2025 tornerà leggibile, e con esso la tenuta reale del comparto.
Il passaggio più rilevante arriverà però con la consegna del polo del Portello. Dieci sale attrezzate in un’unica sede cambiano l’offerta della città verso le produzioni che hanno bisogno di restare in studio per mesi, e non per una singola giornata di riprese in piazza Duomo.
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