
Un controllo mirato contro lo sfruttamento del lavoro e le irregolarità nei luoghi di produzione ha portato alla sospensione di un opificio tessile a Magione, in provincia di Perugia. L’intervento è stato eseguito dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Perugia, che hanno riscontrato gravi violazioni in materia di sicurezza nei confronti dei lavoratori.
Nel corso dell’operazione è stata deferita in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Perugia un’imprenditrice di nazionalità cinese, titolare dell’attività controllata.
L’ispezione nel laboratorio tessile
L’ispezione è stata effettuata con il supporto degli ispettori dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL), dei mediatori culturali dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (O.I.M.) e dei militari dell’Arma territoriale. L’operazione rientra in una più ampia campagna preventiva di contrasto al caporalato nel settore tessile-manifatturiero, comparto spesso al centro di verifiche per il rispetto delle norme sul lavoro e sulla sicurezza.
All’interno del laboratorio erano impiegati otto lavoratori, di cui cinque di nazionalità cinese, due italiani e un cittadino brasiliano.
Durante il controllo i militari hanno accertato numerose irregolarità in materia di salute e sicurezza sul lavoro, tra cui il mancato addestramento del personale all’utilizzo di specifiche attrezzature e l’assenza della designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP). Tali carenze hanno portato all’immediata sospensione dell’attività produttiva.
Macchinari non sicuri e rischio infortuni
Particolare attenzione è stata rivolta alle attrezzature utilizzate dai dipendenti. Gli investigatori hanno verificato le condizioni dei macchinari presenti nel laboratorio, rilevando criticità significative che avrebbero potuto mettere a rischio l’incolumità dei lavoratori.
Tra le anomalie più gravi è emersa la presenza di macchine da cucire industriali prive del dispositivo di protezione per le dita, un elemento di sicurezza fondamentale per prevenire infortuni durante le lavorazioni.
Secondo quanto accertato, la mancata formazione adeguata e l’assenza di dispositivi di protezione avrebbero potuto esporre i lavoratori a pericoli concreti durante l’attività produttiva.
Attestati di formazione falsi sequestrati
Nel corso dell’ispezione i Carabinieri hanno inoltre sequestrato diversi attestati di formazione dei dipendenti, risultati falsi dopo le verifiche effettuate sul posto.
I documenti erano stati esibiti ai militari con l’obiettivo di evitare le sanzioni previste dal Decreto Legislativo 81/2008, la normativa che disciplina la sicurezza nei luoghi di lavoro. La presenza di certificazioni non autentiche rappresenta una violazione grave, poiché impedisce di garantire che i lavoratori siano realmente formati sui rischi e sulle procedure di sicurezza.
Sanzioni e denuncia alla Procura
Al termine dell’attività ispettiva, i militari hanno imposto specifiche prescrizioni per il ripristino delle condizioni di sicurezza all’interno dell’opificio.
Sono state inoltre comminate ammende per circa 17.000 euro, a cui si aggiungono sanzioni amministrative pari a 5.400 euro.
Per le violazioni accertate, l’imprenditrice cinese titolare del laboratorio è stata deferita in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Perugia, mentre proseguono gli accertamenti delle autorità competenti.
